Gravidanza e psicofarmaci: ora c’è un ambulatorio dedicato

All’ospedale Sacco di Milano una équipe di medici accoglie le future mamme che soffrono di ansia e depressione. La ginecologa Irene Cetin ci spiega di cosa si tratta e quando ricorrervi.

Pubblicato il 28 gennaio 2013 da RedazioneDA

Si chiama Ambulatorio di Ostetricia e Psicofarmacologia ed è attivo da poco più di un anno presso l’Ospedale Sacco di Milano. Qui le future mamme che soffrono di ansia o di depressione possono trovare una risposta ai dubbi che inevitabilmente sorgono quando si fa uso di psicofarmaci e si desidera avere un bebè.

Ad accoglierle, un’équipe di specialisti: Irene Cetin, Direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica all’Ospedale Sacco di Milano e membro del Comitato Scientifico di ASM (Associazione Studio Malformazioni), la ginecologa Emanuela Taricco, la psicologa e psicoterapeuta Melissa Pozzo e la psichiatra Anna Colombo. Per saperne di più, abbiamo fatto alcune domande a Irene Cetin.

Dottoressa Cetin, come è nata questa struttura?
L’idea è maturata anche in seguito alle numerose richieste pervenute all’ASM che, attraverso il servizio di consulenza telefonica Filo Rosso, si trova spesso a rispondere ai dubbi di donne in procinto di iniziare una gravidanza, che non sanno se possono continuare ad assumere psicofarmaci o che, una volta in attesa, vivono nel timore di poter nuocere al bambino che portano in grembo a causa della loro terapia. Di solito le future mamme chiedono consiglio al ginecologo che le ha in cura, che tende a risolvere il problema semplicemente consigliando di sospendere i farmaci o scoraggiandone l’utilizzo, mentre il più delle volte non solo questo non è necessario, ma potrebbe essere controproducente. Da qui, l’esigenza di attivare un ambulatorio in cui i vari specialisti – ginecologo, psicologo, psichiatra – lavorano in équipe e quindi possono dare le risposte più qualificate alle esigenze delle singole donne, in una materia spesso così fumosa come sono i disordini di tipo psicologico, sui cui c’è ancora tanta disinformazione.

Come mai tanta disinformazione?
Per patologie neurologiche come l’epilessia, o per altre patologie croniche come il diabete pregradivico o le malattie autoimmuni, esistono da tempo banche dati e percorsi consolidati, grazie ai quali sappiamo quali sono i farmaci consentiti e a quali dosaggi devono essere assunti. E, soprattutto, sappiamo che la terapia non può essere sospesa in gravidanza. Per le patologie psichiatriche, invece, si entra in un campo più vago e coperto da tabù, come se questo tipo di malattia potesse essere controllato solo con la forza di volontà. Si pensi che circa il 5-10% della popolazione fa uso di psicofarmaci di vario tipo, ma spesso tende a nasconderlo, quasi fosse qualcosa di cui vergognarsi. Invece, bisogna comprendere che le patologie di tipo psicologico/psichiatrico sono malattie di un organo – il sistema nervoso centrale – e come tale vanno affrontate, anche se si aspetta un bebè, perché se si viene lasciati soli ben difficilmente se ne potrà uscire.
Queste patologie possono essere numerose e variare da forme più lievi e transitorie di tipo ansioso/depressivo a forme più gravi come le psicosi o il disturbo bipolare. Per questo è importante, di volta in volta, fare una diagnosi corretta e individuare il percorso terapeutico più adatto, che può andare dal solo sostegno psicologico all’associazione con farmaci specifici che, se necessari, non possono certo essere sospesi all’improvviso.

Non dimentichiamo, poi, che spesso la depressione si manifesta per la prima volta proprio durante la gravidanza, che costituisce un periodo di particolare fragilità emotiva per la donna. La necessità di assumere certi farmaci potrebbe dunque insorgere nel corso dei nove mesi.

Qual è il tipo di supporto offerto?
L’ambulatorio offre una consulenza completa, di tipo ginecologico, psicologico e psichiatrico, di cui le donne possono usufruire sin dall’epoca preconcezionale: dopo aver individuato il disturbo, si valuta quale sia la terapia migliore per il singolo caso, se i farmaci eventualmente già adoperati possono dare rischio teratogeno, se può essere d’aiutointensificare il supporto psicologico per ridurre al minimo il ricorso ai medicinali. E poi, con il contributo del reparto di farmacologia clinica, si stabilisce il dosaggio del farmaco e si controlla nel tempo se tale dosaggio è adeguato: si tenga presente, infatti, che in gravidanza il metabolismo dei farmaci cambia, quindi è importante effettuare dosaggi plasmatici nel primo, secondo e terzo trimestre, per adattare la terapia sui valori minimi efficaci. Attraverso ecografie mirate, inoltre, si monitora nel tempo la morfologia e la crescita fetale per verificare che tutto proceda bene.

Quali sono i rischi della terapia farmacologica sul nascituro?
Da un lato non si può escludere un aumento di problemi malformativi, sebbene studi recenti diano esiti rassicuranti soprattutto sulla classe di farmaci denominata SSRI, ossia gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, che sono generalmente considerati i farmaci di prima scelta poiché ritenuti più sicuri in gravidanza.
Dall’altro, potrebbero esserci rischi per il neonato: al momento della nascita, infatti, alcuni bambini possono presentare sintomi più o meno gravi di insufficienza respiratoria. Per scongiurare tale rischio, l’ideale sarebbe sospendere la terapia almeno 1-2 giorni prima del parto, o, ancora meglio, alcune settimane prima: il problema è che, a meno che per altre ragioni non si debba fare un cesareo programmato, è difficile sapere quando il bimbo nascerà. Inoltre l’avvicinarsi del parto potrebbe aumentare lo stato d’ansia in una donna che, già di per sé, si trova in una situazione di difficoltà psicologica, quindi bisogna valutare con attenzione il rapporto rischio/beneficio di un’interruzione della cura e stabilire scrupolosamente la tempistica. Sarebbe inoltre opportuno che la donna in terapia con psicofarmaci scegliesse di partorire in una struttura con un’équipe neonatologica adeguata, che sappia gestire un eventuale deficit respiratorio neonatale.

Guarda il video: Gli antidepressivi si posssono usare in gravidanza?
E quali, invece, i rischi se la patologia non viene trattata?
Questo è l’aspetto più spesso sottovalutato, anche dagli stessi ginecologi. Se la donna evita di prendere i farmaci, non solo vi è il rischio di un peggioramento della sintomatologia, ma in letteratura sono sempre più numerosi gli studi che dimostrano come una depressione non trattata sia correlata a complicanze ostetriche, quali parto prematuro, sofferenza fetale e basso peso alla nascita, oltre ad aumentare il rischio di aborto spontaneo. Non sappiamo ancora di preciso perché, ma la spiegazione più plausibile è che nella donna con alti livelli di stress o di malessere psicofisico vi è una modificazione nella produzione di alcuni ormoni, soprattutto il CRH, che determina un aumento della contrattilità uterina. Senza considerare che la depressione post partum ha molto spesso dei precedenti nei nove mesi di gravidanza – si calcola che il 10% delle donne che avevano già sintomi depressivi nell’attesa svilupperà depressione post-partum nel puerperio – quindi è importante non trascurare segnali che potrebbero aggravarsi dopo la nascita del bebè.
In conclusione, se è doveroso valutare attentamente l’effettiva necessità del ricorso a tali farmaci, è altrettanto doveroso non sottovalutare problemi che, nella “migliore” delle ipotesi, possono impedire alla donna di vivere con serenità quello che giustamente dovrebbe essere uno dei momenti più belli della sua vita. E lo scopo dell’Ambulatorio vuol essere proprio questo.

L’Ambulatorio è attivo da poco più di un anno: come sta andando?
Stiamo avendo riscontri molto positivi, anche se all’inizio c’era un po’ di reticenza ad avvicinarsi, quasi il timore di venire “etichettat”’ o di dover rinunciare al proprio ginecologo di fiducia. E invece la donna può continuare a farsi seguire tranquillamente dal proprio medico e venire in ambulatorio solo per stabilire la corretta terapia all’inizio della gestazione e per fare il punto della situazione in prossimità del parto.

Per saperne di più
Per info e appuntamenti è possibile contattare il Day Hospital ostetrico dell’Ospedale Sacco al numero 02/39042257, da lunedì a venerdì dalle ore 10.30 alle 13.00. E-mail patologia.gravidanza@hsacco.it


Fonte:    http://www.dolceattesa.rcs.it/2013/01/gravidanza-e-psicofarmaci-ora-ce-un-ambulatorio-dedicato/

Gravidanza e psicofarmaci: ora c’è un ambulatorio dedicato

6 pensieri su “Gravidanza e psicofarmaci: ora c’è un ambulatorio dedicato

  • Luglio 31, 2014 alle 6:27 pm
    Permalink

    Salve…non sono di Milano e vorrei capire se posso continuare ad assumere le mie 7 gcc. di entact anche i primi mesi di gravidanza….non potendo assolutamente sospendere la cura……l’Ospedale Sacco da una consulenza via internet?Grazie tante.

  • Agosto 17, 2014 alle 4:52 pm
    Permalink

    Grazie e spero di Cuore Che mi rispondano.

  • Settembre 15, 2014 alle 6:47 pm
    Permalink

    Carissima Paola,

    come stai? Facci avere tue notizie?
    Ti hanno risposto dall’ospedale Sacco?

    Un abbraccio

    Marica

  • Settembre 16, 2014 alle 12:01 am
    Permalink

    Mi hanno risposto e sono ststi veramente gentili.purtroppo non posso recarmi a Milano perché ho problemi nello spostarmi. Mi sarebbe piaciuto ascoltare il loro parere….Tu conosci qualcuno che si è fatto seguire al Sacco?come si sono trovate,…

  • Maggio 26, 2016 alle 8:09 pm
    Permalink

    Salve,
    da dicembre 2015 assumo 2 pastiglie di sertralina da 50 ml e 2 di quetapina da 50 ml per depressione con sindrome ansiosa. Accanto ho fatto una psicoterapia che mi ha molto aiutata. Vorrei un secondo bimbo. In caso da quanto tempo dovrei aver sospeso gli psicofarmaci perchè non siano dannosi per il feto?o si possono assumere in gravidanza?grazie

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