In gravidanza alla 35ma settimana, continuare o smettere la terapia con citalopram?

Buongiorno,

sono alla 35ma settimana di gravidanza, prima di scoprire di essere incinta assumevo 30mg Citalopram/die (sono circa 20 anni che assumo Citalopram per episodi di DAP e ansia generalizzata) da circa 3 anni, avendo attraversato un delicato momento nel  post partum della mia prima figlia. Poiché con la prima gravidanza avevo interrotto il farmaco e non avevo avuto difficoltà (se non appunto conseguente al calo ormonale del post partum) ho deciso di sospendere (gradualmente) il Citalopram, per ricominciare la terapia non appena partorito. Malauguratamente i “problemi” si sono ripresentati alla 24ma settimana, e, dopo 3 notti completamente insonni, seguita da psichiatra e ginecologo, ho iniziato ad assumere ancora la cura farmacologica. Questo accadeva i primi giorni di settembre, sono partita da 5, poi 10, 20, 30 fino ad arrivare 4 settimane fa alla dose di 40mg, in quanto (probabilmente anche per via dello stravolgimento ormonale) la terapia tardava a fare effetto. A distanza di due mesi e mezzo i miglioramenti ci sono, nonostante, sedata l’ansia, sia caduta in un importante stato depressivo tutt’ora altalenante. Per il primo mese ho assunto anche mezza compressa di atarax per dormire, poi non c’è stato più bisogno.

Vi scrivo perché mercoledì ho visto il mio psichiatra, il quale mi ha consigliato di sentire il ginecologo per valutare se opportuno scalare il farmaco un paio di settimane prima (programmando un parto) per evitare che si presentino sintomi di astinenza sul bambino. (lo psichiatra teme anche il distress respiratorio). Dal canto suo il ginecologo mi ha detto che bisognava capire come stessi io, per valutare correttamente il rapporto rischio beneficio. Io non mi sento in grado di prendere una decisione. Lo stato depressivo permane e se una giornata mi appare piena di possibilismo e speranza, quella seguente sono pessimista e angosciata.

Da una parte ho paura delle conseguenze alle quali potrebbe andare incontro mio figlio, dall’altra che sospendendo (o anche solo riducendo) la terapia potrei regredire al punto di ritrovarmi in piena depressione anche nell’immediato post partum e nei mesi a seguire.

E’ davvero così pericoloso mantenere la terapia così com’è?

Quali rischi si corrono?

Non assumo alcun ansiolitico ma esclusivamente 40mg di citalopram al mattino.

Vi ho seguito in questi mesi “bui” e ho avuto modo di apprezzare la vostra disponibilità, competenza e franchezza nel dare supporto a chi come me non ha potuto decisamente “godere” delle gioie che un momento come questo dovrebbe riservare, vi ringrazio per l’attenzione che vorrete dedicarmi.

Martina

Gentile sig.ra Martina,

la nostra associazione Gravidanza Felice non svolge direttamente un servizio di natura medica, ma è solo di supporto al Telefono Rosso del Policlinico Gemelli di Roma, 06 3050077 ( 9-13 lun merc. ven.; ore 14,30 – 18, 30 mart. e giov.). Non è facile riuscire a prendere la linea, ma dalle 12 alle 13 e negli orari pomeridiani ci sono più probabilità. Se non vi riesce, può chiamare un altro servizio di consulenza medica analogo al Telefono Rosso, ne trova l’elenco su http://www.gravidanzafelice.com/nuovo/telefono-rosso-ed-altri-teratology-information-service-italiani/

Può chiamare anche il prof. De Santis,…………, responsabile del  Telefono Rosso, il quale spesso compatibilmente con i suoi impegni professionali si presta  ad effettuare consulenze. La chiamata è gratuita come per il Telefono Rosso, paga solo il costo della telefonata.

 Cordiali saluti e auguri,

Ass. Gravidanza Felice

Buongiorno,

sono riuscita a parlare con il Professor De Santis, che è stato gentilissimo e rassicurante.

Quello che ha tenuto a precisare il Professore è che i fattori di rischio di una sindrome di mal adattamento per il bambino sono bassi (15/20%) e transitori e che la cosa di fondamentale importanza è che io stia bene durante il travaglio e nel post partum, perché un peggioramento della sindrome depressiva sarebbe certamente un danno maggiore per mio figlio, per cui interrompere la terapia o ridurla sarebbe un azzardo non necessario. Il consiglio che mi ha dato è stato di partorire in un centro attrezzato con una buon reparto di neonatologia e terapia intensiva neo natale, nel quale il bambino possa essere seguito opportunamente nel caso si dovessero presentare questi sintomi.

Ringrazio di cuore voi e il Professore, e vi chiedo di condividere la mia testimonianza,  affinché possa essere di supporto a chi, come me, si trova a vivere queste preoccupazioni in un momento così delicato.

Grazie di cuore,

Martina

In gravidanza alla 35ma settimana, continuare o smettere la terapia con citalopram?

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